Riflessioni del Segretario Generale

LE NOSTRE MEDAGLIE D’ORO AL V.M. 

Quante volte ci siamo soffermati ad osservare con attenzione il nostro mai troppo amato Medagliere?

Non saprei. Forse lo sguardo talora vagava non attento e si posava sul drappo rosso punteggiato dal luccichio dorato delle tante, ben trenta, medaglie d’oro, senza troppo riflettere sulla sua essenza. 

Nel mio nuovo incarico nell’A.N.S.M.I. mi è capitato recentemente di scorrere l’elenco completo dei nomi degli “eroi” attribuendoli a ciascuna delle medaglie d’oro. 

Debbo confessarvi con molto rammarico di essermi reso conto di conoscere molto poco della vita di questi uomini in gran parte molto giovani. Soprattutto mi sono reso conto, con un certo disappunto, di conoscere ancor meno delle motivazioni e delle azioni che li hanno condotti a conseguire la medaglia d’oro al valor militare. 

E allora, uno per uno, sono andato alla ricerca di conoscenza dei loro reparti di appartenenza e mi sono dedicato con attenzione alla lettura delle motivazioni poste alla base della massima ricompensa. 

Pur continuando a non conoscere la vita ordinaria, il carattere, la famiglia d’origine di tutti costoro è stato motivo di grande riflessione interiore. 

Mi sono reso conto, per la prima volta, di avere di fronte una platea di uomini, professionisti, militari che vivevano il loro quotidiano come potrebbe viverlo chiunque di noi.

Ma è la loro formazione nella famiglia, la loro educazione scolastica, il loro aderire a valori etici, culturali, antropologici specifici della nostra gente italiana che, nel momento cruciale della specifica azione, si sono trasformati da uomini normali in eroi, senza se e senza ma, con iniziative spinte fino alla rinuncia consapevole del bene unico e irripetibile della propria vita.

Quella vita che, invece, curavano e salvavano negli altri compagni d’arme. Salvare la vita dei propri “fratelli”, rinunciando alla propria. Sembrerebbe quasi un eco divino. 

Mi ha colpito la loro provenienza: da ogni regione d’Italia. L’estrazione di questi uomini: militari delle allora tre Forze Armate di ogni ordine e grado. 

Ma soprattutto sono stato colpito da una considerazione.

Scorrendo i loro reparti di appartenenza troviamo le “componenti istituzionali” delle tre FF.AA. in numerose e diverse specialità, appunto, ma troviamo anche formazioni non propriamente militari che spaziano, indifferentemente, dai partigiani combattenti alle camicie nere. Tutti uniti, insieme, dall’amor di Patria, che sia Regno d’Italia o Repubblica Italiana poco importa, ma tutti capaci egualmente di donare la loro giovane vita alla comune Patria italiana secondo il loro personale sentire, senza alcuna distinzione pregiudiziale ne ideologica, ne politica, ne di parte alcuna.

La Storia è la storia. E questa è la vera Storia, la vera realtà concreta dei fatti. 

Questo è il grande insegnamento del nostro Medagliere.

Sul nostro Medagliere è rappresentato il POPOLO d’Italia senza distinzioni fra militari e civili, ma soprattutto senza distinzione di parte alcuna.

Questo esprime un’unità, una concordia d’intenti, una pacificazione nazionale che, nel nostro quotidiano, sembra ancora molto lontana da raggiungere. 

Il nostro Medagliere, allora, non è un reperto museale di passati ricordi e glorie più o meno sconosciuti ma, immedesimandosi in Lui, è una “porta-finestra” sul futuro, per dirla con gli anglismi ai giorni nostri tanto di moda un vero “stargate”. Insegna a tutti la reale concordia d’intenti dell’intero Popolo italiano e getta una vivida luce di speranza sul futuro di una vera pacificazione nazionale che tarda ancora ad arrivare. 

Il nostro Medagliere ci guarda, ci protegge, ci… insegna.

 

“Riflessioni” di Vincenzo Barretta